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Nel XV secolo il Regno di Napoli fu teatro di contrapposizioni dinastiche, rivalitร baronali e complesse dinamiche politiche che intrecciavano le ambizioni della casa d’Angiรฒ con quelle della dinastia aragonese. Ferrante d’Aragona, figlio illegittimo di Alfonso il Magnanimo, divenne re in un momento di grande instabilitร : alla sua ascesa nel 1458 dovette affrontare non solo le resistenze interne di parte della nobiltร , spesso filo-angioina, ma anche le interferenze di potenze esterne interessate a influenzare il destino del Mezzogiorno.
La sua politica, contraddistinta da energia e spietatezza ma anche da pragmatismo, mirava a consolidare l’autoritร centrale attraverso un rapporto stretto con le cittร fedeli, capaci di garantire sostegno militare e politico in cambio di privilegi e riconoscimenti. ร in questo quadro che si colloca l’aneddoto della Pergamena Bianca, legato alla cittร di Cava de’ Tirreni, la cui popolazione dimostrรฒ devozione e lealtร verso il sovrano durante le tensioni con le fazioni ribelli e gli angioini. Colpito dalla prova di fedeltร offerta dai cavesi, Ferrante decise di premiare la cittร con un gesto che travalicava la prassi amministrativa: donรฒ una pergamena priva di testo, autorizzando gli abitanti a scrivere al suo interno i privilegi che avrebbero ritenuto giusti.
L’atto, tanto insolito quanto eloquente, ribaltava le gerarchie consuete del potere documentario, per cui era la cancelleria regia a determinare contenuti e formule dei privilegi. Qui, invece, il re rinunciava simbolicamente al monopolio della parola scritta e consegnava alla comunitร cittadina una sorta di carta bianca che sanciva non solo il riconoscimento dei meriti passati, ma anche la fiducia assoluta in una lealtร considerata incorruttibile.
La pergamena vuota diventava dunque strumento di legittimazione reciproca: da un lato esaltava l’immagine di Ferrante come sovrano magnanimo e capace di gratitudine, dall’altro consolidava l’identitร civica di Cava, che trovava in quel documento non scritto la prova tangibile della propria integritร e del proprio valore politico. Non รจ irrilevante osservare come la forza dell’aneddoto stia proprio nell’assenza di testo, che trasforma il documento in un simbolo: non piรน registro di privilegi determinati, ma emblema di un rapporto aperto e potenzialmente illimitato.
La Pergamena Bianca entra cosรฌ nella memoria collettiva non soltanto come curiositร storica, ma come testimonianza delle strategie comunicative della monarchia aragonese, in cui il gesto performativo e la dimensione simbolica potevano avere un peso pari, se non superiore, a quello delle decisioni amministrative. In tal modo, l’episodio offre una chiave interpretativa preziosa per comprendere le modalitร con cui nel Quattrocento si costruivano fedeltร , si consolidavano identitร urbane e si intrecciavano le trame di consenso tra centro e periferia.



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