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Nelle mie prossime e future immersioni ci saranno alcuni approfondimenti in merito ai ritrovamenti Nabatei nel Portus Julius.
Tra le acque di uno dei porti piรน attivi dell’Impero, si nasconde una delle testimonianze piรน affascinanti della diaspora commerciale nabatea: il culto di Dusares, la divinitร principale del pantheon arabo-nabateo, venerato a Puteoli (l’attuale Pozzuoli) in un tempio affacciato sul mare, oggi sommerso e celato dai sedimenti del tempo. Questa insolita e suggestiva presenza apre uno squarcio su una comunitร poco nota ma fondamentale per comprendere le dinamiche culturali e religiose tra Oriente e Occidente in epoca imperiale.
I Nabatei erano un popolo arabo stanziato tra Petra e il deserto del Negev, noti per la loro abilitร nei commerci di incenso, spezie e aromi preziosi provenienti dall’Arabia e dall’India. La loro rete commerciale si estendeva fino al Mediterraneo, e fu proprio in questo contesto che Puteoli, porto romano di primaria importanza, divenne un punto terminale dei traffici orientali. La cittร offriva agli stranieri un contesto accogliente e articolato, grazie alla presenza di quartieri mercantili specificamente destinati a comunitร non italiche.
Una di queste aree era il vicus Lartidianus, un quartiere portuale a ridosso del mare, luogo di scambi e contatti tra popoli e culture. Qui, tra magazzini, moli e strade trafficate, i Nabatei riuscirono non solo a stabilire relazioni economiche durature ma anche a ritagliarsi uno spazio spirituale, erigendo un luogo di culto dedicato al loro dio nazionale.
Dusares (o Dushara) era il dio principale del pantheon nabateo, una divinitร associata alla montagna, alla regalitร e ai cicli della natura. Il suo culto si svolgeva tradizionalmente in forma aniconica, attraverso la venerazione di betili, ovvero pietre sacre prive di forma antropomorfa. Con l’espansione dei Nabatei nei territori ellenizzati, Dusares venne spesso identificato con Zeus, Dioniso o altre divinitร del pantheon classico, in un sincretismo che rifletteva le strategie di adattamento culturale della diaspora nabatea.
A Puteoli, Dusares fu venerato in un piccolo tempio costruito lungo il margine costiero del vicus Lartidianus. Qui, tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., la comunitร nabatea realizzรฒ un santuario che rispettava le caratteristiche tipiche del culto orientale ma adottava anche elementi dell’architettura romana. Si trattava di una struttura composta da due ambienti, con muri in opus reticulatum e coperture a volta, orientata in modo tale da inserirsi nel tessuto urbano del porto.
Le prime tracce del tempio furono rinvenute giร nel XVIII secolo, ma รจ solo con le recenti indagini archeologiche subacquee, avviate tra il 2021 e il 2023, che si รจ potuta delineare con maggiore precisione la fisionomia del santuario. All’interno della sala principale (Room A) sono stati ritrovati due altari in marmo, uno dei quali presenta otto incassi rettangolari destinati probabilmente ad accogliere i betili. Accanto, una lastra con l’iscrizione DVSARI SACRVM ne conferma inequivocabilmente la destinazione cultuale.
Ma non รจ tutto. Giร nel XIX secolo erano state recuperate, sempre a Puteoli, due iscrizioni in lingua nabatea. La prima, datata all’8 a.C., menziona il re Malichus I; la seconda, del 5/6 d.C., ricorda lavori di restauro del tempio ad opera del re Aretas IV, figura centrale per la storia nabatea. Queste iscrizioni non solo confermano l’identitร culturale della comunitร puteolana, ma testimoniano un legame diretto e ufficiale con la madrepatria, a oltre 2.500 chilometri di distanza.
Il tempio di Dusares a Puteoli rappresenta un unicum nel panorama mediterraneo. ร l’unico santuario nabateo finora noto in Italia e uno dei pochissimi documentati fuori dall’Arabia e dalla Siria. La sua esistenza conferma la straordinaria capacitร dei Nabatei di mantenere viva la propria identitร religiosa pur integrandosi nel contesto architettonico e civile romano.
Il culto si svolgeva probabilmente in forma privata o semi-pubblica, riservato alla comunitร nabatea e forse ad altri orientali presenti nel porto. La presenza di dediche in latino dimostra una certa apertura al mondo romano, ma l’uso dei betili e delle iscrizioni in lingua nabatea indica il mantenimento di pratiche religiose proprie.
Con l’annessione della Nabatea da parte di Roma nel 106 d.C., e il progressivo cambiamento delle rotte commerciali, la comunitร nabatea a Puteoli iniziรฒ lentamente a dissolversi. Il tempio fu abbandonato e sigillato, forse per decreto ufficiale, forse per naturale declino. Ma la sua presenza ci parla ancora oggi, dalle acque tranquille del Golfo di Pozzuoli, di un mondo connesso, dinamico, dove popoli diversi convivevano, commerciavano e pregavano gli uni accanto agli altri.


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