๐๐ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐จ ๐๐๐๐ฉ๐จ๐ฅ๐ข๐ญ๐๐ง๐จ: ๐๐จ๐ง๐ญ๐๐ง๐จ ๐ ๐ฅ๐ ๐ฆ๐๐ฆ๐จ๐ซ๐ข๐ ๐๐๐ฅ ๐๐๐ ๐ง๐จ ๐๐ซ๐๐ ๐จ๐ง๐๐ฌ๐
Il De bello Neapolitano รจ l’unica opera storica di Giovanni Gioviano Pontano, figura emblematica del Rinascimento meridionale. Umanista raffinato, letterato, poeta e uomo politico, Pontano visse e operรฒ per decenni alla corte aragonese di Napoli, partecipando attivamente alla vita istituzionale del regno. Non fu mai solo uno scrittore di corte, ma un protagonista della politica e della diplomazia del tempo. La sua opera storica, scritta in un latino elegante e pienamente classico, racconta gli eventi cruciali del regno di Ferdinando I d’Aragona, soprattutto le guerre contro gli Angioini e la celebre Congiura dei Baroni, che insanguinรฒ il regno tra il 1485 e il 1487.
Il testo fu concepito non come una narrazione cronachistica fredda e neutrale, ma come un’opera letteraria nel senso umanistico del termine: Pontano, come Tito Livio o Sallustio, cerca di cogliere l’essenza politica e morale degli eventi, dando rilievo ai personaggi, alle passioni, ai dibattiti interni, piรน che al semplice susseguirsi dei fatti. Nonostante l’apparente funzione celebrativa nei confronti della dinastia aragonese, l’opera non si riduce mai a un panegirico propagandistico. Piuttosto, rivela una tensione tra il dovere politico del memorialista e la sensibilitร umanistica dell’autore, attento a mostrare le contraddizioni della storia e le ombre che circondano anche i vincitori.
In pratica si concentra sugli scontri tra le forze aragonesi, guidate da Ferdinando I, e quelle angioine, sostenute da parte della nobiltร del regno. Uno degli episodi centrali รจ la battaglia di Sarno del 1460, in cui Ferdinando subisce una sconfitta pesante, ma che Pontano riesce a trasformare in un momento di tensione tragica e di profonda riflessione sul destino del regno. La narrazione di queste vicende รจ filtrata attraverso una lente umanistica e retorica, con l’uso di discorsi diretti, simili a quelli presenti nella storiografia romana, che conferiscono pathos e solennitร agli eventi.
Pontano, pur essendo direttamente coinvolto nella vita politica aragonese – fu segretario, ambasciatore, consigliere – riesce a mantenere una voce autonoma, capace di equilibrare la lealtร verso la monarchia con una visione profonda del dramma umano e politico. L’opera รจ intrisa di un sentimento di amor patrio verso Napoli, cittร che egli adottรฒ come patria spirituale. Le ultime pagine si chiudono con un vero e proprio inno alla cittร partenopea, descritta nei suoi paesaggi, nella sua cultura e nella sua centralitร mediterranea. ร un omaggio alla bellezza della cittร e al valore di una civiltร che l’autore sentiva minacciata dagli sconvolgimenti politici.
Rimane anche una testimonianza preziosa del momento di transizione che il Regno di Napoli attraversรฒ sotto gli Aragonesi. Questa dinastia, a partire da Alfonso il Magnanimo e poi con Ferdinando e i suoi successori, cercรฒ di rafforzare il potere regio, riducendo l’influenza della nobiltร feudale e centralizzando l’amministrazione. Fu proprio questo progetto, ambizioso ma necessario per modernizzare lo Stato, a suscitare la reazione dei baroni e la successiva congiura, che Pontano descrive con realismo, ma anche con una sottile empatia verso la difficoltร del re di governare in un mondo in trasformazione.
L’opera resta incompiuta, poichรฉ Pontano morรฌ nel 1503, ma ciรฒ non ne compromette il valore storico e letterario. Il manoscritto autografo, conservato oggi in varie redazioni, testimonia la cura e la lunga riflessione con cui l’autore lavorรฒ al testo, rielaborandolo continuamente alla luce degli eventi e della sua esperienza politica.
Personalmente la ritengo una delle vette della storiografia umanistica del Quattrocento italiano, un documento essenziale per comprendere il ruolo degli Aragonesi a Napoli e le tensioni che attraversarono il Mezzogiorno tra Medioevo e Rinascimento. Giovanni Pontano, con la sua doppia veste di intellettuale e funzionario, riuscรฌ a dare forma a una narrazione colta, ricca, umanamente partecipe e politicamente consapevole, che ancora oggi ci parla con luciditร della complessitร del potere, della lealtร e della fragile grandezza delle civiltร in bilico.



Commenti
Posta un commento