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Il tema della Storia delle Due Sicilie in questa sede genera molti conflitti e confronti. L'argomento รจ molto sentito specialmente dai cittadini napoletani. Conoscere nel dettaglio perรฒ la storia รจ cosa ardua, influenzati da quel sentimento identitario che a volte ci offusca la visione complessiva. Senza andare troppo indietro nel tempo prima dell'Unitร d’Italia, cerco di evidenziare i malesseri popolari generati dopo la permanenza francese in Italia. Cerchiamo di comprenderne la genesi.
Le rivolte nel Regno delle Due Sicilie a partire dal 1820 rappresentano un momento cruciale nella storia del Mezzogiorno italiano, segnato da tensioni politiche, sociali ed economiche che riflettevano l’instabilitร della fase post-napoleonica e la crescente diffusione di idee liberali e costituzionali. La premessa immediata di queste sommosse va ricercata nella Restaurazione, quando la monarchia borbonica cercรฒ di riaffermare il proprio potere assolutistico dopo la caduta di Napoleone, mentre il tessuto sociale e politico era profondamente mutato dall’esperienza napoleonica e dalle riforme introdotte, seppur limitatamente, durante quel periodo.
I moti del 1820-1821 furono in gran parte il frutto di una combinazione di cause interne ed esterne: internamente, il malcontento derivava dalla pesante pressione fiscale, dalla disuguaglianza sociale e dalla mancanza di rappresentanza politica; esternamente, l’eco delle rivoluzioni liberali europee, in particolare quelle spagnola e piemontese, alimentava la speranza di riforme costituzionali e di limitazioni al potere monarchico. La scintilla diretta dei moti fu rappresentata dall’insurrezione dei militari napoletani, influenzati dalle logiche carbonare, che imponevano la concessione di una costituzione da parte del re Ferdinando I, un gesto volto a placare le tensioni ma che non affrontava le questioni strutturali profonde del regno.
Le rivolte si diffusero con modalitร prevalentemente urbane e militari: i soldati insorti, spesso coordinati da circoli segreti e da membri dell’รฉlite intellettuale, occuparono cittร chiave come Napoli e portarono avanti azioni simboliche di sfida all’autoritร centrale, cercando di coinvolgere le masse popolari, sebbene il sostegno dei contadini e dei ceti piรน poveri fosse limitato e spesso ambiguo, influenzato dalla diffidenza verso ideali astratti di libertร e costituzione. Le repressioni, rapide e violente, condotte sia dai Borboni sia, successivamente, dalle truppe austriache intervenute su richiesta del sovrano, evidenziarono la fragilitร di questi movimenti di ispirazione liberale e la determinazione della monarchia a preservare l’ordine assolutistico.
Nonostante la loro apparente sconfitta, i moti del 1820-1821 ebbero un ruolo fondamentale nel diffondere idee di liberalismo costituzionale e nella creazione di una coscienza politica critica, gettando le basi per le successive insurrezioni del 1830 e del 1848 e, piรน in generale, per il processo risorgimentale, che avrebbe portato decenni piรน tardi all’unificazione italiana.
Queste rivolte, dunque, non possono essere comprese solo come episodi isolati di rivolta militare o urbana, ma come espressione di un malessere profondo, di tensioni socioeconomiche persistenti e di una crisi di legittimitร del potere borbonico che il semplice intervento repressivo non fu in grado di risolvere.



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