Considerazioni del giorno 07 Gennaio 2025

La cultura monumentale รจ la memoria tangibile dell’umanitร , un dialogo silenzioso tra il passato e il presente che ci invita a riflettere sulle radici della nostra identitร . Ogni monumento racconta una storia: di conquiste, sogni e cadute, ma soprattutto di creativitร  e speranza. Preservare e valorizzare questi simboli non รจ solo un atto di rispetto per chi li ha costruiti, ma un dono alle generazioni future, affinchรฉ possano trovare ispirazione nella bellezza e nella conoscenza che essi custodiscono. Proteggere i monumenti significa onorare la memoria e costruire ponti tra epoche e culture, alimentando il senso di appartenenza a un mondo condiviso e ricco di diversitร .

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Oggetto dei miei studi da diversi anni รจ il Corsiero Neapolitano, figura centrale in numerosi trattati equestri nazionali e internazionali. A questo tema ho giร  dedicato parte di un volume pubblicato nel 2017, oltre a numerosi articoli e saggi, nella consapevolezza della sua rilevanza storica e culturale nell’ambito delle mie attivitร  equestri. Si tratta, tuttavia, di un campo complesso e spesso controverso: la mancata conoscenza della storia del Regno di Napoli ha infatti generato interpretazioni discordanti e talvolta superficiali.

Nel corso delle mie ricerche mi sono spesso trovato a sostenere con fermezza le mie argomentazioni, confrontandomi con allevatori, associazioni di settore e appassionati, i quali tendevano a difendere posizioni particolaristiche, difficilmente condivisibili su ampia scala. In alcuni momenti ho condotto questa battaglia in solitudine, ma non ho mai interrotto l’opera di divulgazione, certa della soliditร  delle mie fonti e dei miei approfondimenti.

Origini e diffusione del Corsiero Neapolitano

Il termine Corsiero indicava, tra la fine del XV e il XVIII secolo, il cavallo da combattimento caratterizzato da andatura veloce, in particolare dal corso (galoppo). L’aggettivo napolitano ne designava invece l’origine geografica, che non si limitava alla cittร  di Napoli, ma comprendeva l’intero territorio del Regno di Napoli, esteso dagli Abruzzi fino a Reggio Calabria.

Questi cavalli venivano allevati soprattutto in Puglia e Basilicata da famiglie nobili, che ne curavano anche l’addestramento in apposite cavallerizze. Non di rado gli esemplari piรน pregiati venivano scambiati tra casate aristocratiche, in funzione non solo di alleanze politiche, ma anche per omogeneizzare le caratteristiche morfologiche funzionali alla selezione dei cavalli da guerra.

Alcune linee, come quella Neapolitana e quella Conversano – quest’ultima creata dai Conti Acquaviva d’Aragona a Conversano – furono determinanti per lo sviluppo della razza Lipizzana alla fine del XVII secolo. Non a caso, la Scuola Spagnola di Vienna ancora oggi utilizza cavalli derivanti da tali ceppi, riconosciuti per l’attitudine all’alta scuola e alle dimostrazioni militari.

Con il mutare delle strategie belliche, sul finire del XVIII secolo, il Corsiero Neapolitano e altre razze barocche cominciarono a declinare, progressivamente sostituite da cavalli piรน leggeri e funzionali ai nuovi scenari di guerra.

Ereditร  genetica e continuitร  storica

Oggi la situazione appare complessa e spesso confusa. Tuttavia, permane il desiderio, condiviso da molti appassionati, di recuperare e valorizzare l’ereditร  del Corsiero. Gli studi piรน recenti indicano che tale patrimonio genetico non si รจ estinto, ma si รจ trasmesso principalmente attraverso due linee: quella Lipizzana (nelle genealogie Conversano e Neapolitano) e quella dell’attuale cavallo Murgese.

Il dott. Fraddosio, in un articolo del 2003 pubblicato su Umanesimo della Pietra, ha argomentato in modo puntuale l’origine murgese dal Corsiero Neapolitano, promuovendo anche progetti di recupero tramite incroci mirati. A sostegno di questa interpretazione, il veterinario Giuseppe Carelli, nel saggio Razze Equine. Considerazioni ippologiche sulla possibile riproduzione del cavallo nostrano (Napoli, 1872), descrive i cavalli allevati in alcune aree della Puglia come discendenti diretti dai ceppi dei Duchi di Conversano, distinguendosi per mantello nero, robustezza, indole placida e resistenza al lavoro.

Anche l’ARCM – Associazione Regionale del Cavallo Murgese sottolinea la “napolitanitร ” della razza, evidenziandone la discendenza dai ceppi nobiliari del Regno di Napoli – in particolare gli Acquaviva d’Aragona, Conti di Conversano e Duchi di Noci, e i Caracciolo, Duchi di Martina Franca. Questo atavismo conferisce al Murgese un’eccellente predisposizione per le discipline dell’alta scuola e del dressage.

Criticitร  e prospettive di valorizzazione

Lo sviluppo di una razza si misura nella sua capacitร  di esprimere attitudini specifiche in contesti sportivi, artistici o militari. La mia critica, spesso rimasta inascoltata, si รจ rivolta proprio alla staticitร  di alcune associazioni allevatoriali, le quali – pur tutelando il patrimonio genetico – hanno limitato la diffusione e l’evoluzione del Murgese, trascurando progetti concreti di valorizzazione.

Negli ultimi decenni, tuttavia, grazie all’iniziativa di numerosi privati, il Murgese ha cominciato a distinguersi a livello nazionale e internazionale in molte discipline. Anch’io ho investito in questa razza, addestrando personalmente un cavallo Murgese per la Giostra e la Guerra, dove ha dimostrato le stesse qualitร  che resero celebre l’antico Corsiero Neapolitano.

Da tali esperienze, condivise con altri cavalieri e addestratori, รจ nato un progetto volto al recupero e alla promozione delle razze equine meridionali, con particolare attenzione alle linee Conversano, Neapolitano e Murgese. L’obiettivo รจ quello di raccogliere e valorizzare le eccellenze presenti sul territorio, sostenendo sia gli allevamenti che i privati impegnati nell’addestramento dei cavalli, restituendo cosรฌ dignitร  e prospettiva a un patrimonio storico di inestimabile valore.

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Collaborazioni

  • Castel Sant'Elmo - Napoli
  • Gallerie degli Uffizi di Firenze
  • Maschio Angioino - Comune di Napoli
  • Museo di Capodimonte - Napoli
  • Museo Filangieri di Napoli
  • Parco Archeologico dei Campi Flegrei
  • Parco Archeologico di Pompei
  • Parco Archeologico di Posillipo

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