Considerazioni del giorno 07 Gennaio 2025

La cultura monumentale รจ la memoria tangibile dell’umanitร , un dialogo silenzioso tra il passato e il presente che ci invita a riflettere sulle radici della nostra identitร . Ogni monumento racconta una storia: di conquiste, sogni e cadute, ma soprattutto di creativitร  e speranza. Preservare e valorizzare questi simboli non รจ solo un atto di rispetto per chi li ha costruiti, ma un dono alle generazioni future, affinchรฉ possano trovare ispirazione nella bellezza e nella conoscenza che essi custodiscono. Proteggere i monumenti significa onorare la memoria e costruire ponti tra epoche e culture, alimentando il senso di appartenenza a un mondo condiviso e ricco di diversitร .

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Dal graffito di Pompei, studiando Epigrafia ne esce anche questo aneddoto che conoscevo ma che ho avuto modo di approfondire con le fonti.

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[CIL IV 2183]
Secondo Tacito, durante uno spettacolo di gladiatori nell’anfiteatro di Pompei, scoppiรฒ una violenta rissa tra spettatori pompeiani e nocerini (abitanti di Nuceria, oggi Nocera Inferiore). Entrambe le comunitร  avevano una forte rivalitร , accentuata anche da questioni territoriali e politiche locali.
L'episodio della rissa gladiatoria a Pompei del 59 d.C., descritta da Tacito negli Annales, libro XIV, paragrafo 17, รจ uno degli esempi piรน antichi e vividi di violenza da "tifoseria" nella storia romana. รˆ interessante non solo per il suo valore storico, ma anche per come anticipa dinamiche sociali e psicologiche legate allo sport e all'identitร  di gruppo. La rissa scoppiรฒ per futili motivi, ma degenerรฒ rapidamente in violenze gravi. I nocerini ebbero la peggio, con molti feriti e diversi morti. I sopravvissuti fecero appello all’imperatore Nerone chiedendo giustizia.
Il caso fu considerato molto grave e arrivรฒ a Roma, dove il Senato intervenne con sanzioni esemplari:
Fu vietato a Pompei di organizzare altri spettacoli gladiatori per 10 anni. Il promotore dello spettacolo, Livineio Regolo, fu esiliato.
Tacito sottolinea come questo episodio rappresentasse una degenerazione del costume pubblico e un segnale di declino morale.
Vediamo il passo di TACITO:
In questo tempo, di piccola contesa tra i Nocerini e รฌ Pompeani uscรฌ molto sangue nella festa degli accoltellanti, che faceva Livineio Regolo, raso, come dissi, del senato; imperocchรจ dalle insolenze castellane vennero alle villanie, a’ sassi, all’armi: e vinse la plebe pompeiana, che aveva la festa in casa. Molti Nocerini furon portati in Roma, feriti o storpiati, o morti, e pianti da lor padri e figliuoli. Il principe rimise la causa al senato, esso ai Consoli, e ritornรฒ a’ Padri; i quali vietarono a’ Pompeani tal festa per dieci anni: disfecero lor compagnie fatte fuor di legge, e sbandirono Livineio e gli altri primi rissanti.
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Da notare che gli Ischitani parteggiavano per i Pompeiani chiamati appunti Pitecusani dall'antico nome greco dell'Isola.

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Collaborazioni

  • Castel Sant'Elmo - Napoli
  • Gallerie degli Uffizi di Firenze
  • Maschio Angioino - Comune di Napoli
  • Museo di Capodimonte - Napoli
  • Museo Filangieri di Napoli
  • Parco Archeologico dei Campi Flegrei
  • Parco Archeologico di Pompei
  • Parco Archeologico di Posillipo

Post piรน popolari

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