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Nel ripercorrere l’evoluzione della scherma equestre, mi รจ impossibile non volgere lo sguardo con rispetto e fierezza alla tradizione napoletana, tanto nella teoria quanto nella prassi. Due figure si impongono, distanti nel tempo ma vicine nello spirito: il barone Friedrich Christian von Weiss, con il suo Trattato di Scherma a Cavallo (1812), e Giuseppe Rosaroll, autore del celebre La Scienza della Scherma (1814), pietra miliare dell’arte schermistica napoletana.
Il primo, militare prussiano al servizio di Napoli, comprese e assimilรฒ la profonda cultura marziale partenopea. Nel suo trattato emerge una trattazione tecnica dell’uso della sciabola in sella ed anche un rispetto implicito per il portamento, l’equilibrio, la postura: elementi che nella scuola napoletana non erano meri corollari, ma parte integrante della formazione del cavaliere. La cavalleria non รจ solo l’arte di combattere da cavallo, ma l’arte di essere a cavallo. Il barone Weiss, pur partendo da una visione “nordica” e razionale della disciplina, finisce per elogiare la plasticitร e l’intuito del cavaliere meridionale, forgiato da esercizio incessante e da una cultura del gesto.
Rosaroll, dal canto suo, pur trattando della scherma a piedi, offre una visione di sistema, un’epistemologia dell’arte marziale. La Scienza della Scherma codifica principi universali: misura, tempo, equilibrio, volontร . Principi che, se trasposti al combattimento equestre, acquistano un valore ancor piรน profondo. Scrive Rosaroll: “La vera scienza consiste nel dominare l’impulso con la ragione, l’istinto con il metodo.” Non รจ forse questa la quintessenza della marzialitร a cavallo?
Questa doppia lettura dei due trattati evidenzia come Napoli abbia saputo unire la raffinatezza teorica all’esperienza concreta del campo. Non รจ un caso che nel periodo risorgimentale i cavalleggeri napoletani fossero considerati tra i piรน preparati d’Europa. La Real Accademia Militare della Nunziatella ha forgiato generazioni di ufficiali capaci non solo nella strategia ma anche nella padronanza equestre, in perfetto equilibrio tra disciplina e istinto. Non posso non citare qui il duello di Francesco Saverio Del Carretto, che a cavallo dimostrรฒ una padronanza del terreno e dell’arma degna dei trattati antichi.
Il portamento a cavallo — schiena eretta, gamba ferma ma fluida, mano sicura ma morbida — non รจ questione di estetica, ma di efficacia. Ogni sbilanciamento del busto รจ perdita di tempo; ogni incertezza del polso รจ occasione per il colpo dell’avversario. Solo con una pratica metodica, quotidiana, fatta di sudore e riflessione, si puรฒ aspirare alla scioltezza perfetta, quella che i maestri napoletani del XVIII secolo chiamavano la padronanza del mezzo.
Con questo spirito, desidero intensificare nei prossimi mesi tanto lo studio teorico quanto l’addestramento pratico — in sella, con l’arma, nella lettura e nella polvere. Lo devo a chi ha tracciato il cammino, e lo devo a Napoli, che da secoli mantiene viva la fiamma di una tradizione cavalleresca autentica e superiore.
Chiudo con un motto, che spesso riecheggiava nei cortili delle scuole militari borboniche:
“Chi regge il cavallo con l’arte, regge la guerra con onore.”
Note Storiche
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Friedrich Christian von Weiss, ufficiale prussiano, fu nominato istruttore di scherma a cavallo presso le truppe napoletane nei primi anni del XIX secolo. Il suo Trattato di Scherma a Cavallo (1812), scritto in italiano, รจ un raro esempio di fusione tra teoria militare nord-europea e prassi cavalleresca meridionale. L’opera, conservata presso l’Archivio di Stato di Napoli, fu adottata nei reparti di cavalleria borbonici.
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Giuseppe Rosaroll-Scorza (1775–1825), generale e patriota napoletano, fu allievo della Scuola della Nunziatella e combattรฉ per la Repubblica Napoletana e poi per Napoleone. Il suo La Scienza della Scherma (1814), scritto in collaborazione con Pietro Grisetti, รจ uno dei testi piรน importanti della scherma italiana e fu adottato come manuale ufficiale in numerose scuole militari. L’approccio geometrico e filosofico ne fa un trattato moderno e di respiro europeo.
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La scuola napoletana di scherma, a partire dal XVII secolo, รจ nota per la sua enfasi su tempo, misura, compostezza e inganno. Essa deriva in parte dalla scuola spagnola (la Destreza) ma ne semplifica le forme, rendendole piรน adatte all’applicazione militare. Le esercitazioni a cavallo erano parte integrante della formazione degli ufficiali.
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La Real Accademia Militare della Nunziatella, fondata nel 1787 da Ferdinando IV di Borbone, era uno dei principali centri formativi dell’รฉlite militare borbonica. L’addestramento comprendeva scherma, equitazione, balistica, matematica e latino. La cavalleria leggera napoletana (Lancieri, Cavalleggeri, Dragoni) si distinse nella guerra antifrancese e poi sotto Murat e i Borbone restaurati.
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Il portamento a cavallo era concepito come espressione di virtรน interiori: equilibrio, decisione, eleganza. Le scuole borboniche insistevano su esercizi giornalieri per consolidare “l’unione tra corpo e cavallo”. Nei regolamenti del 1809 si prescriveva che “il cavaliere non deve mostrare la fatica, ma la misura”.
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Francesco Saverio Del Carretto, ufficiale di cavalleria e poi generale, partecipรฒ a diversi scontri durante il periodo preunitario. In un episodio celebre, durante una dimostrazione al Re nel 1823, compรฌ un esercizio di passaggio con colpo a rovescio su manichino in galoppo, senza perdere il controllo nรฉ del cavallo nรฉ dell’arma — esempio usato nei manuali successivi per illustrare la “compiutezza del gesto equestre schermistico”.
Fonti primarie
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Weiss, Friedrich Christian von – Trattato di Scherma a Cavallo, Napoli, 1812.
Conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli e raramente ristampato. ร uno dei pochi testi sistematici sull’arte schermistica in sella redatti da un ufficiale straniero al servizio del Regno di Napoli. -
Rosaroll, Giuseppe & Grisetti, Pietro – La Scienza della Scherma, Napoli, 1814.
Trattato fondamentale della scuola napoletana, riunisce dottrina geometrica, precetti morali e tecnica schermistica, ancora studiato nelle scuole di scherma tradizionale.



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