Considerazioni del giorno 07 Gennaio 2025

La cultura monumentale è la memoria tangibile dell’umanità, un dialogo silenzioso tra il passato e il presente che ci invita a riflettere sulle radici della nostra identità. Ogni monumento racconta una storia: di conquiste, sogni e cadute, ma soprattutto di creatività e speranza. Preservare e valorizzare questi simboli non è solo un atto di rispetto per chi li ha costruiti, ma un dono alle generazioni future, affinché possano trovare ispirazione nella bellezza e nella conoscenza che essi custodiscono. Proteggere i monumenti significa onorare la memoria e costruire ponti tra epoche e culture, alimentando il senso di appartenenza a un mondo condiviso e ricco di diversità.

L’arte del cavallo secondo Pluvinel: il manège royale come disciplina nobile e spettacolare

Abstract

Nel contesto della Francia del XVII secolo, l’equitazione si afferma non solo come disciplina militare, ma come espressione di virtù aristocratiche, spettacolo codificato e arte pedagogica. Questo articolo analizza il pensiero e la pratica di Antoine de Pluvinel (1552–1620), maestro di equitazione e precettore del futuro re Luigi XIII, soffermandosi in particolare sull’approccio del manège royale. Attraverso l’analisi di testi, illustrazioni e testimonianze coeve, si evidenzia come l’opera di Pluvinel rappresenti un punto di svolta nella storia dell’equitazione europea, fondendo l’elemento tecnico, estetico e formativo in una concezione altamente raffinata della cavalleria.

Il Manège Royale: pedagogia e spettacolo

L’equitazione, nel contesto delle corti europee del primo Seicento, svolgeva un ruolo centrale non solo nella preparazione militare dell’aristocrazia, ma anche nella formazione culturale e morale del cavaliere. L’arte equestre diventava così un linguaggio simbolico della regalità e della nobiltà d’animo. In Francia, questa visione trovò piena espressione nell’opera di Antoine de Pluvinel, cavaliere, pedagogo e teorico dell’equitazione.

Pluvinel, allievo dell’italiano Pignatelli e fondatore della Académie d’Équitation a Parigi, è autore di un trattato divenuto canonico: L’Instruction du Roy en l'exercice de monter à cheval, pubblicato postumo nel 1623. Attraverso una raffinata messa in scena del sapere equestre, il maestro istruisce il giovane Luigi XIII non solo sull’uso delle redini e della lancia, ma sull’autocontrollo, la misura, e l’arte dell’apparire.

Nel rompre en lice, duello ritualizzato con la lancia al galoppo, i cavalieri si sfidavano non più per la vita, ma per la gloria e la rappresentazione scenica del coraggio. Sebbene lo scontro fosse intenzionalmente simulato, i rischi restavano reali: cavalli lanciati in corsa, armature pesanti, armi smussate ma pericolose. Come Pluvinel spiega al re:

“...un forte soffio di vento costituisce un rischio, perché interagendo con la lancia può spingerla fuori dal suo tragitto... la velocità del cavallo, mentre corre con ardore, e il nostro grande desiderio di uscire vincenti, ci fanno smarrire gran parte della nostra saggezza.”

Pluvinel introduce un sistema in cui la conoscenza delle condizioni ambientali (vento, terreno, andatura) si integra alla padronanza del cavallo. L’accento è sulla levée, il sollevamento controllato della lancia, e sulla semi-volta, esercizio chiave per l’allineamento della carica. La carica non è cieco impeto, ma gesto calcolato, sorvegliato, esteticamente efficace.

Contrariamente ad altri trattatisti dell’epoca, Pluvinel abbandona metodi coercitivi nei confronti del cavallo. Promuove una didattica fondata sulla dolcezza (douceur), il premio, e la comprensione psicologica dell’animale. L’uso del pilar (colonne laterali tra cui viene lavorato il cavallo) è finalizzato al perfezionamento di movimenti raccolti e armonici.

Tale metodo è funzionale non solo al controllo del cavallo, ma alla costruzione di un’immagine del cavaliere come figura ideale, simbolo di equilibrio e dominio estetico. Nell’opera di Pluvinel, il gesto tecnico si fonde con la simbologia politica: cavalcare bene significa governare bene.

Antoine de Pluvinel ha codificato una delle prime forme di alta scuola equestre in senso moderno. Il suo metodo, improntato all’osservazione, alla pazienza e all’armonia, influenzerà profondamente la tradizione francese (da La Guérinière fino all’École de Cavalerie di Saumur) e costituisce un riferimento imprescindibile per lo studio della pedagogia equestre storica.

La sua visione rimane attuale: la maestria non è forza bruta, ma intelligenza del gesto, intesa con l’animale e senso della misura. In un’epoca in cui il cavallo non è più strumento di guerra ma compagno nell’arte, Pluvinel ci ricorda che cavalcare è anche una forma di pensiero.


Dott. Roberto Cinquegrana
Istruttore di Equitazione Storica


Bibliografia

  • Pluvinel, A. de. L'Instruction du Roy en l'exercice de monter à cheval. Paris: Abraham Pacard, 1623.

  • Baret, M. Traité d’équitation: l’art de monter à cheval au Grand Siècle. Paris: Belin, 2001.

  • Podhajsky, A. The Complete Training of Horse and Rider in the Principles of Classical Horsemanship. New York: Doubleday, 1967.

  • Baucher, F. Méthode d’équitation basée sur de nouveaux principes. Paris: 1842.

  • Racinet, L. Le Cheval d’école. Paris: Éditions du Rocher, 1997.

  • Lepage, J.-D. French Armies of the Thirty Years’ War. Oxford: Osprey Publishing, 2011.

  • de La Guérinière, F. École de cavalerie. Paris: 1733.

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Collaborazioni

  • Castel Sant'Elmo - Napoli
  • Gallerie degli Uffizi di Firenze
  • Maschio Angioino - Comune di Napoli
  • Museo di Capodimonte - Napoli
  • Museo Filangieri di Napoli
  • Parco Archeologico dei Campi Flegrei
  • Parco Archeologico di Pompei
  • Parco Archeologico di Posillipo