Considerazioni del giorno 07 Gennaio 2025

La cultura monumentale è la memoria tangibile dell’umanità, un dialogo silenzioso tra il passato e il presente che ci invita a riflettere sulle radici della nostra identità. Ogni monumento racconta una storia: di conquiste, sogni e cadute, ma soprattutto di creatività e speranza. Preservare e valorizzare questi simboli non è solo un atto di rispetto per chi li ha costruiti, ma un dono alle generazioni future, affinché possano trovare ispirazione nella bellezza e nella conoscenza che essi custodiscono. Proteggere i monumenti significa onorare la memoria e costruire ponti tra epoche e culture, alimentando il senso di appartenenza a un mondo condiviso e ricco di diversità.

IL MEDICUS ROMANO

Una figura nella nostra rievocazione che sta emergendo nella sua didattica e professionalità rievocativa è quella del MEDICUS. Egregiamente rappresentato da Brvndisium Historica che ha implementato questa sezione con l'Erboristeria e con la spiegazione della composizione dei Farmaci proprio nell'ultimo evento di Baia. Vediamo di comprenderne i tratti salienti.

Il medicus romano rappresentava una figura fondamentale nella società dell'antica Roma, sebbene il suo prestigio e la sua funzione abbiano subito una significativa evoluzione nel corso dei secoli. All'inizio, la medicina era vista con sospetto, fortemente legata a pratiche empiriche e a influssi stranieri, in particolare greci. Infatti, molti dei primi medici a Roma erano greci, spesso schiavi o liberti, come nel caso di Archagathus, il primo medico greco ufficialmente accolto nella città nel III secolo a.C., noto per l’uso eccessivo della chirurgia, che gli valse la nomea di “macellaio”.
La medicina, infatti, non era ancora considerata una scienza rispettabile dai romani tradizionalisti. Tuttavia, con l'espansione dell'impero e il crescente contatto con il mondo ellenistico, la medicina iniziò a guadagnare autorevolezza, tanto da diventare una professione riconosciuta e rispettata. I medici, pur potendo essere ancora schiavi o liberti, spesso raggiungevano posizioni elevate nella società, specialmente se riuscivano a entrare al servizio di famiglie aristocratiche o dell’esercito.
Le fonti letterarie romane offrono numerosi riferimenti al medicus: Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, esprime diffidenza verso la medicina, associandola a pratiche ingannevoli e a medici avidi di denaro, mentre autori satirici come Giovenale ne ridicolizzano l’incapacità, affermando che più che curare i medici contribuiscono a causare la morte dei pazienti. In netto contrasto, autori come Celso, nel suo De Medicina, offrono un’immagine molto più tecnica e sistematica della pratica medica, trattando dettagliatamente chirurgia, dietetica e farmacologia.
Ma è con Galeno, medico greco operante a Roma nel II secolo d.C., che la medicina raggiunge un punto di svolta: autore di centinaia di opere, Galeno fonde le teorie di Ippocrate con osservazioni sperimentali, contribuendo a formare il paradigma medico dominante per oltre un millennio. La pratica medica romana era variegata: comprendeva diagnosi basate sull’osservazione dei sintomi, trattamenti farmacologici con erbe e sostanze minerali, interventi chirurgici anche complessi e una forte enfasi sull’equilibrio tra i quattro umori corporei (sangue, flemma, bile gialla e bile nera). I medici operavano in contesti differenti: presso famiglie private, in botteghe cittadine chiamate tabernae medicae o nei valetudinaria, ospedali militari ben organizzati e attrezzati.
Gli strumenti chirurgici conservati nei musei – pinze, specilli, bisturi, trapani – testimoniano un alto livello di specializzazione tecnica. Dal punto di vista giuridico, il diritto romano contemplava la figura del medico pubblico (medicus ordinarius) e prevedeva responsabilità legali per errori professionali, come riportato nel Digesto e in altre fonti del Corpus Iuris Civilis. In ambito militare, i medici dell’esercito erano spesso i più esperti, grazie alla frequenza e gravità delle ferite da trattare. Alcuni medici, inoltre, erano anche filosofi e ritenevano che curare il corpo fosse parte di un processo più ampio che coinvolgeva anche l’anima.
Dal punto di vista archeologico e accademico, studi recenti come quelli di Lawrence Bliquez sugli strumenti chirurgici o di Vivian Nutton sulla medicina antica, forniscono un quadro sempre più dettagliato e tecnico della medicina romana, arricchendo la nostra comprensione non solo delle pratiche terapeutiche ma anche del ruolo sociale e culturale del medicus.
La medicina romana, lungi dall’essere un sapere statico, si configura come un insieme dinamico di pratiche, saperi e relazioni sociali, che ha gettato le basi per molte concezioni della medicina occidentale successiva.
Studi moderni:
Lawrence Bliquez, The Tools of Asclepius: studio archeologico sugli strumenti medici.
Vivian Nutton, Ancient Medicine: ottimo saggio che esplora medicina greca e romana.

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Collaborazioni

  • Castel Sant'Elmo - Napoli
  • Gallerie degli Uffizi di Firenze
  • Maschio Angioino - Comune di Napoli
  • Museo di Capodimonte - Napoli
  • Museo Filangieri di Napoli
  • Parco Archeologico dei Campi Flegrei
  • Parco Archeologico di Pompei
  • Parco Archeologico di Posillipo