Considerazioni del giorno 07 Gennaio 2025

La cultura monumentale è la memoria tangibile dell’umanità, un dialogo silenzioso tra il passato e il presente che ci invita a riflettere sulle radici della nostra identità. Ogni monumento racconta una storia: di conquiste, sogni e cadute, ma soprattutto di creatività e speranza. Preservare e valorizzare questi simboli non è solo un atto di rispetto per chi li ha costruiti, ma un dono alle generazioni future, affinché possano trovare ispirazione nella bellezza e nella conoscenza che essi custodiscono. Proteggere i monumenti significa onorare la memoria e costruire ponti tra epoche e culture, alimentando il senso di appartenenza a un mondo condiviso e ricco di diversità.

Charun, il traghettatore oscuro: il volto della morte nella religione etrusca

 

Nel cuore della religione etrusca si annida una figura che ancora oggi inquieta e affascina: Charun, il demone della morte. Non si tratta di un angelo decaduto o di una divinità maligna, ma di un essere la cui esistenza si radica nell’inevitabilità del destino, nella certezza della fine e nel bisogno, profondamente umano, di dare un volto all’ignoto che attende oltre la vita.

Charun appare spesso come il traghettatore dell’anima, ma la sua rappresentazione iconografica si discosta notevolmente dall’immagine, più sobria e compassata, del Caronte greco da cui probabilmente eredita il nome. I suoi lineamenti sono distorti, spesso grotteschi: pelle blu o grigia come quella dei cadaveri, occhi spalancati e minacciosi, bocca spalancata o deformata da un ghigno animalesco, a volte addirittura dotata di zanne. Una delle sue caratteristiche più inquietanti è il martello che porta con sé, oggetto dal significato ancora dibattuto: per alcuni studiosi come Massimo Pallottino (ne Gli Etruschi, 1942) potrebbe rappresentare uno strumento rituale per separare l’anima dal corpo, oppure un simbolo del suo ruolo di “esecutore del fato”, che colpisce per sancire il passaggio definitivo.

Le testimonianze più significative della presenza di Charun si trovano nei dipinti funerari etruschi, soprattutto in necropoli come quella di Tarquinia, dove la Tomba dell'Orco (Orco II) offre una delle raffigurazioni più vivide di questo demone. In questa tomba, Charun è mostrato nell’atto di aggredire o spingere il defunto verso l’aldilà, talvolta in compagnia di un altro personaggio ricorrente: Vanth, figura alata femminile, guida psicopompa dalle sembianze più gentili. Giuliano Bonfante, nel suo studio “La religione degli Etruschi” (Studi Etruschi, 1984), sottolinea il valore simbolico di questa accoppiata: Charun rappresenta il lato violento, inesorabile e terrificante della morte; Vanth, al contrario, quello protettivo, quasi consolatorio. Insieme rendono visibile il doppio volto della fine, che è tanto passaggio necessario quanto rottura definitiva.

A differenza delle religioni successive, come il Cristianesimo, dove l'aldilà è dominato da giudizio, redenzione o condanna, per gli Etruschi la morte era parte di un ordine cosmico e ineluttabile. La figura di Charun non incarna il male, ma è funzionario del destino. L’influenza di una concezione fatalistica, tipica della religione etrusca, emerge chiaramente anche nell'importanza che gli Etruschi davano alla divinazione: interpretare il volere degli dei attraverso i fulmini o le viscere degli animali non era un atto di superstizione, ma un tentativo di comprendere un disegno superiore già scritto.

Interessante notare come, con il tempo, l’iconografia di Charun abbia influenzato raffigurazioni successive di esseri infernali. Alcuni tratti del demone etrusco – le ali, la pelle scura, il volto animalesco – riaffiorano nei bestiari medievali, nei diavoli della pittura tardo-gotica e, più tardi, nella tradizione figurativa cristiana del diavolo. Tuttavia, Charun non ha mai avuto la funzione di tentatore o accusatore. Egli era piuttosto una presenza necessaria, imposta dal destino, che si limitava a svolgere il suo ruolo senza alcuna accezione morale.

Oggi, le raffigurazioni di Charun conservate nei musei (come quelle al Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia o al Museo di Villa Giulia a Roma) continuano a suscitare domande su come gli Etruschi concepissero la vita, la morte e ciò che sta oltre. In un tempo in cui la morte veniva affrontata con rituali solenni e con l’idea di una continuità ultraterrena, Charun era la soglia tra i mondi: terribile, certo, ma profondamente umano nella sua funzione.

Dott. Roberto Cinquegrana
Storico e Divulgatore

Bibliografia essenziale

Pallottino, Massimo. Gli Etruschi. Milano: Hoepli, 1942.
Opera fondamentale della storiografia etruscologica, offre una visione d'insieme della civiltà etrusca, con approfondimenti su religione, iconografia e mitologia. Le riflessioni su Charun emergono nel contesto più ampio del culto dei morti.

Bonfante, Giuliano. “La religione degli Etruschi.” In Studi Etruschi, vol. 52, 1984, pp. 145–176.
Un saggio cruciale per comprendere l’aspetto teologico della religione etrusca, incluso il ruolo dei demoni psicopompi come Charun e Vanth.

Bonfante, Larissa & Bonfante, Giuliano. The Etruscan Language: An Introduction. Manchester: Manchester University Press, 2002.
Oltre alla lingua, il testo discute termini religiosi e nomi propri, tra cui quello di Charun, collegandoli a possibili fonti greche e latine.

de Grummond, Nancy Thomson. Etruscan Myth, Sacred History and Legend. Philadelphia: University of Pennsylvania Museum of Archaeology and Anthropology, 2006.
Una delle opere più aggiornate e accessibili in lingua inglese sulla mitologia etrusca. Analizza in dettaglio Charun, le sue funzioni e la sua rappresentazione artistica.

Torelli, Mario. Storia degli Etruschi. Roma-Bari: Laterza, 1984.
Un grande classico dell’etruscologia italiana. Offre un inquadramento storico e culturale in cui collocare il significato e la funzione di figure religiose come Charun.

Rasmussen, Tom. “Death and the Afterlife.” In The Etruscans, edited by Nigel Spivey and Tom Rasmussen, London: British Museum Press, 1991.
Un capitolo fondamentale per comprendere le pratiche funerarie e le credenze legate all’oltretomba etrusco.


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Collaborazioni

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