Considerazioni del giorno 07 Gennaio 2025

La cultura monumentale รจ la memoria tangibile dell’umanitร , un dialogo silenzioso tra il passato e il presente che ci invita a riflettere sulle radici della nostra identitร . Ogni monumento racconta una storia: di conquiste, sogni e cadute, ma soprattutto di creativitร  e speranza. Preservare e valorizzare questi simboli non รจ solo un atto di rispetto per chi li ha costruiti, ma un dono alle generazioni future, affinchรฉ possano trovare ispirazione nella bellezza e nella conoscenza che essi custodiscono. Proteggere i monumenti significa onorare la memoria e costruire ponti tra epoche e culture, alimentando il senso di appartenenza a un mondo condiviso e ricco di diversitร .

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Oggi รจ il Primo Maggio, festa dei lavoratori. Si parla di diritti, di conquiste sindacali, di memoria operaia. Ma come ogni anno, sento che manca qualcosa. O meglio, manca qualcuno: mancano i lavoratori del Sud, manca la memoria delle loro lotte, e soprattutto manca Pietrarsa.

L’eccidio avvenne il 6 agosto 1863 nel Reale Opificio Meccanico di Pietrarsa, oggi parte di Napoli, ma allora un'importantissima struttura industriale del Regno delle Due Sicilie. L'opificio era stato uno dei maggiori complessi industriali dell’Italia preunitaria, specializzato nella produzione di locomotive e macchinari ferroviari. Dopo l'Unitร  d'Italia (1861), il suo destino cambiรฒ drasticamente.
A seguito della gestione discutibile post-unitaria, che vide il subentro di dirigenti piemontesi e un progressivo smantellamento dell’industria borbonica, molti operai furono licenziati o ridotti a condizioni di lavoro intollerabili. Le proteste operaie, scaturite da licenziamenti e tagli salariali, culminarono in una manifestazione pacifica davanti ai cancelli dell'opificio. Il governo rispose inviando i Bersaglieri, che aprirono il fuoco sui manifestanti: morirono sette operai, e ci furono numerosi feriti.
Dal punto di vista meridionalista, l'eccidio di Pietrarsa รจ emblematico per varie ragioni:
L’Unitร  d’Italia viene spesso letta come un processo di annessione coloniale del Meridione da parte del Regno di Sardegna. La chiusura di realtร  industriali come Pietrarsa simboleggia la distruzione sistematica dell’apparato produttivo meridionale a vantaggio del Nord.
L’eccidio fu una chiara dimostrazione di come lo Stato sabaudo trattasse le rivendicazioni operaie e popolari nel Mezzogiorno: con la violenza militare, ben prima delle tutele del lavoro o dei diritti sindacali.
La Festa dei Lavoratori oggi celebra le conquiste del movimento operaio, ma raramente si ricordano episodi come Pietrarsa. Questo rivela una memoria nazionale squilibrata, che privilegia la narrazione del Nord industriale (Torino, Milano, FIAT, ecc.) e ignora i contributi e le sofferenze del Sud, a partire proprio da Pietrarsa.
Dalla prospettiva meridionalista, il Primo Maggio in Italia puรฒ apparire come una celebrazione parziale, che non rende giustizia all'intero arco delle lotte sociali e lavorative lungo tutto il territorio nazionale. La narrazione egemonica esclude spesso le storie del Sud, che non solo hanno sofferto il peso dell’industrializzazione mancata, ma anche la repressione brutale di ogni forma di dissenso.
In questo senso, ricordare Pietrarsa il 1° maggio diventa un atto di resistenza culturale e ricostruzione storica, per restituire dignitร  alle vittime e contestare un’idea di “progresso” che ha marginalizzato il Mezzogiorno fin dal Risorgimento.

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Collaborazioni

  • Castel Sant'Elmo - Napoli
  • Gallerie degli Uffizi di Firenze
  • Maschio Angioino - Comune di Napoli
  • Museo di Capodimonte - Napoli
  • Museo Filangieri di Napoli
  • Parco Archeologico dei Campi Flegrei
  • Parco Archeologico di Pompei
  • Parco Archeologico di Posillipo

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