Considerazioni del giorno 07 Gennaio 2025

La cultura monumentale รจ la memoria tangibile dell’umanitร , un dialogo silenzioso tra il passato e il presente che ci invita a riflettere sulle radici della nostra identitร . Ogni monumento racconta una storia: di conquiste, sogni e cadute, ma soprattutto di creativitร  e speranza. Preservare e valorizzare questi simboli non รจ solo un atto di rispetto per chi li ha costruiti, ma un dono alle generazioni future, affinchรฉ possano trovare ispirazione nella bellezza e nella conoscenza che essi custodiscono. Proteggere i monumenti significa onorare la memoria e costruire ponti tra epoche e culture, alimentando il senso di appartenenza a un mondo condiviso e ricco di diversitร .

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Oggi si celebra il 25 aprile. Festa della Liberazione. Dalla dittatura. Dall’oppressione. Dal nazifascismo.

Un giorno che dovrebbe rappresentare un punto fermo nella nostra memoria collettiva, un’idea di libertร  conquistata, una rinascita civile.
Eppure, ogni anno, questa data mi lascia un sapore amaro in bocca.
Perchรฉ l’Italia, quella vera, quella profonda, non ha mai fatto davvero i conti con sรฉ stessa.
Lo diceva Churchill con la sua tagliente ironia: "In Italia, ci sono stati 45 milioni di fascisti prima della guerra e 45 milioni di antifascisti dopo."
Un paradosso che racchiude tutto.
In Italia, si cambia bandiera con una naturalezza disarmante. Si applaude chi grida piรน forte, si odia quello di ieri per amore di quello di oggi. Ma non c’รจ mai una presa di coscienza collettiva. Non c’รจ mai stata.
E oggi piรน che mai, in un’epoca di revisionismi a buon mercato e di social che diventano tribunali, quell’incoerenza culturale e politica si fa ancora piรน evidente.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, le campagne militari italiane furono segnate da impreparazione, approssimazione, retorica e disorganizzazione.
E non parliamo solo di logistica o strategia: parliamo di spirito, di identitร .
Abbiamo mandato uomini a morire senza una visione, senza ideali chiari, senza una vera spina dorsale nazionale. L’unica cosa che ha funzionato davvero รจ stato l’apparato di propaganda. Il culto del capo. L’illusione.
Poi, con la stessa facilitร  con cui si cambia una bandiera su un balcone, ci siamo riciclati. Da fascisti a democratici. Da alleati a liberati.
E il giorno dopo, tutti antifascisti.
Ma dov’era, il popolo resistente, prima che gli eventi lo travolgessero? Dov’erano i valori? Dov’era il coraggio civile?
Questa รจ una veritร  scomoda, ma necessaria da dire: l’Italia non ha mai avuto un’identitร  militare unitaria, nรฉ un vero orgoglio nazionale fondato su coerenza e sacrificio consapevole.
Abbiamo sempre navigato a vista, seguendo il vento della convenienza, dell’opportunismo, del "salviamoci la faccia".
E oggi ne paghiamo le conseguenze: un Paese frammentato, con una memoria divisa, con simboli svuotati e ideali sbandierati solo quando servono.
La storia non si puรฒ cambiare, ma si puรฒ — e si deve — rileggere. Con onestร . Con spirito critico.
Celebrare il 25 aprile dovrebbe voler dire fare i conti, finalmente, con ciรฒ che siamo stati. Non per colpevolizzarci, ma per capire. Per ricostruire un’identitร  collettiva che non sia solo finta retorica o slogan partigiani.
Perchรฉ un popolo che non sa guardare le proprie ombre, continuerร  a camminare al buio.
E io sogno un’Italia che abbia finalmente il coraggio di accendere la luce.

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Collaborazioni

  • Castel Sant'Elmo - Napoli
  • Gallerie degli Uffizi di Firenze
  • Maschio Angioino - Comune di Napoli
  • Museo di Capodimonte - Napoli
  • Museo Filangieri di Napoli
  • Parco Archeologico dei Campi Flegrei
  • Parco Archeologico di Pompei
  • Parco Archeologico di Posillipo

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