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L’arte antica italiana, nella sua stratificazione di epoche, stili e materiali, non si offre come mero oggetto estetico, ma come dispositivo di trasmissione culturale, capace di veicolare un sistema di valori etici e sociali di sorprendente attualitร . La monumentalitร che ancora connota il paesaggio urbano e rurale della penisola รจ il risultato visibile di un'antropologia storica che ha avuto come cardine il mos maiorum, il costume degli antenati, fondamento implicito del vivere civile romano.
Il mos maiorum non si configurava come un corpus normativo rigidamente codificato, bensรฌ come una forza plastica e adattabile, in grado di orientare l’agire individuale e collettivo secondo principi di pietas, gravitas, fides e constantia. Questi valori non venivano appresi tramite l'istruzione formale, bensรฌ per immersione quotidiana in un universo simbolico che trovava nell’arte e nell'architettura una delle sue espressioni piรน compiute. Cosรฌ, ogni tempio, ogni arco trionfale, ogni mosaico si faceva non soltanto celebrazione della grandezza umana, ma strumento pedagogico destinato a perpetuare un ideale di cittadinanza responsabile e consapevole.
Alla luce di tale prospettiva, l'indifferenza contemporanea verso il patrimonio monumentale appare come una doppia amputazione: estetica, ma soprattutto etica. Sradicare l'arte dalla sua funzione formativa equivale a spezzare il filo di una tradizione che ha costituito, per secoli, il principale nutrimento della coscienza civica.
In tale contesto, il pensiero di Marco Aurelio si rivela di straordinaria pertinenza. I suoi Pensieri (Meditationes), destinati inizialmente a un uso privato, delineano un itinerario interiore volto al dominio di sรฉ, alla rettitudine morale e alla consapevolezza dell'appartenenza a un ordine cosmico razionale. In un'epoca segnata da profondi mutamenti politici e sociali, Marco Aurelio innalza un ideale di serenitร attiva, di azione conforme alla natura e alla ragione, che si pone come naturale prosecuzione dei principi del mos maiorum, reinterpretati alla luce dello stoicismo.
Il richiamo odierno a questi valori non dovrebbe limitarsi a una celebrazione retorica o a una sterile nostalgia antiquaria. Piuttosto, dovrebbe configurarsi come un esercizio concreto di riappropriazione identitaria, soprattutto nell'ambito educativo. Reintrodurre il mos maiorum e il pensiero aurelio-stoico nei programmi scolastici significherebbe restituire ai giovani strumenti di orientamento etico fondati sulla misura, sulla responsabilitร e sul senso di comunitร , principi quanto mai necessari in un'epoca di smarrimento individuale e disgregazione sociale.
L’arte classica, pertanto, va intesa non solo come testimonianza di un passato irripetibile, ma come presenza viva, capace di interpellare ancora il nostro presente. Nelle sue forme sopravvive la memoria di una civiltร che seppe coniugare estetica e morale, bellezza e giustizia, sensibilitร artistica e disciplina interiore. Riannodare i fili di questo dialogo interrotto non รจ un’operazione culturale marginale, bensรฌ un compito urgente, forse decisivo, per la costruzione di una modernitร piรน consapevole delle proprie radici.



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