Considerazioni del giorno 07 Gennaio 2025

La cultura monumentale รจ la memoria tangibile dell’umanitร , un dialogo silenzioso tra il passato e il presente che ci invita a riflettere sulle radici della nostra identitร . Ogni monumento racconta una storia: di conquiste, sogni e cadute, ma soprattutto di creativitร  e speranza. Preservare e valorizzare questi simboli non รจ solo un atto di rispetto per chi li ha costruiti, ma un dono alle generazioni future, affinchรฉ possano trovare ispirazione nella bellezza e nella conoscenza che essi custodiscono. Proteggere i monumenti significa onorare la memoria e costruire ponti tra epoche e culture, alimentando il senso di appartenenza a un mondo condiviso e ricco di diversitร .

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Mi sono sempre chiesto quanto ci sia di originale nella fede che professiamo oggi e quanto, invece, affondi le sue radici in simboli e miti molto piรน antichi. รˆ una domanda che mi ha portato indietro nel tempo, ben prima dell’era cristiana, fino alle rive del Nilo, dove si venerava un dio che, come Cristo, morรฌ e risorse: Osiride.
Osiride, per gli antichi Egizi, era il signore dell’oltretomba, un dio buono, portatore di civiltร , ucciso dal fratello Seth per invidia. Il suo corpo venne smembrato e sparso per l’Egitto, ma sua moglie Iside, con amore e determinazione, lo ricompose e lo riportรฒ in vita. Non tornรฒ nel mondo dei vivi, ma divenne il sovrano dei morti, il giudice delle anime, colui che garantiva la possibilitร  della vita oltre la morte.
Quando leggo i Vangeli, non posso fare a meno di notare le somiglianze. Anche Gesรน viene ucciso in modo ingiusto. Anche il suo corpo viene "curato" (questa volta da Giuseppe d’Arimatea e dalle donne), e anche lui risorge. Ma la sua resurrezione non รจ simbolica o metaforica: Cristo torna in vita nel corpo, vince la morte e promette a chi crede in lui la stessa possibilitร  di resurrezione. รˆ un messaggio potente, definitivo.
Eppure, il parallelo con Osiride non mi sembra casuale. Come Osiride, Gesรน incarna il ciclo della morte e della rinascita, cosรฌ profondamente radicato nell’esperienza umana e naturale. In fondo, ogni anno la natura muore e rinasce. Ogni notte ci separa dalla luce del giorno, ma poi arriva l’alba. Gli antichi avevano bisogno di credere che la morte non fosse l’ultima parola, e il mito di Osiride era la loro risposta.
Quello che cambia con Cristo, perรฒ, รจ il senso del tempo e della storia. Osiride รจ un mito ciclico, eterno, fuori dal tempo. Cristo, invece, entra nella storia, in un momento preciso, sotto Ponzio Pilato, in un luogo reale. La sua resurrezione non รจ solo una speranza, รจ un evento, e da quell’evento nasce tutto il cristianesimo.
Mi piace pensare che i miti antichi, come quello di Osiride, abbiano preparato il cuore dell’umanitร  ad accogliere un messaggio ancora piรน radicale. Forse Dio ha seminato la veritร  in molte culture, come indizi lungo il cammino. E quando finalmente il Cristo รจ venuto, quelle antiche immagini hanno trovato il loro compimento. Non una copia, ma un’eco; non una ripetizione, ma una pienezza.
In fondo, credere nella resurrezione รจ un atto di fede, ma anche di profonda umanitร . รˆ il bisogno, antico quanto l’uomo, di non lasciare la morte come ultimo capitolo. Che sia con Osiride o con Cristo, l’uomo ha sempre cercato la luce dopo il buio. E in Cristo, forse, quella luce si รจ fatta carne.

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Collaborazioni

  • Castel Sant'Elmo - Napoli
  • Gallerie degli Uffizi di Firenze
  • Maschio Angioino - Comune di Napoli
  • Museo di Capodimonte - Napoli
  • Museo Filangieri di Napoli
  • Parco Archeologico dei Campi Flegrei
  • Parco Archeologico di Pompei
  • Parco Archeologico di Posillipo

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