Considerazioni del giorno 07 Gennaio 2025

La cultura monumentale è la memoria tangibile dell’umanità, un dialogo silenzioso tra il passato e il presente che ci invita a riflettere sulle radici della nostra identità. Ogni monumento racconta una storia: di conquiste, sogni e cadute, ma soprattutto di creatività e speranza. Preservare e valorizzare questi simboli non è solo un atto di rispetto per chi li ha costruiti, ma un dono alle generazioni future, affinché possano trovare ispirazione nella bellezza e nella conoscenza che essi custodiscono. Proteggere i monumenti significa onorare la memoria e costruire ponti tra epoche e culture, alimentando il senso di appartenenza a un mondo condiviso e ricco di diversità.

Golfo di Pozzuoli visto da Strabone

In questo passaggio della Geografia, senza dubbio scritto prima della ristrutturazione fatta da Augusto al porto di Pozzuoli, Strabone dà una descrizione vivace e pittoresca di questa celebre costa, in un ai suoi tempi i ricchi aristocratici aveva la loro casa di villeggiatura:

Il Locrino (lago a riva del mare immedia­tamente a ovest di Pozzuoli) è accessibilie con imbarcazioni leggere, ma è inutilizza­bile come ormeggio. La pesca delle ostriche, invece, offre risorse inesauribili [...]. Seguitano poi le spiagge di Dicearchia e an­che la città stessa, la quale fu anticamente l'arsenale marittimo dei cumei, elevata so­pra un'altura. Ma nel tempo della guerra di Annibale i romani vi collocarono una colonia e cambiandole il nome la dissero Puteoli, o dai pozzi che vi sono o, secondo altri, dalla puzza che mandano le acque in tutto il paese che si estende fino a Baia e all'agro cumano, pieno di zolfo, di fuoco e di acque calde. E alcuni ritengono che per questo motivo il territorio di Cuma sia stato detto Flegreo e che questi fuochi e queste ac­que calde abbiano dato luogo a quello che si racconta dei Giganti colti dal fulmine e caduti in quella regione. Del resto Dicearchia è divenuta un gran­dissimo emporio, con buone stazioni di navi che furono agevolmente costruite per la natura della sabbia di quei dintorni, la quale mischiata in certo modo alla calce si lega e fa presa con quella, per cui mesco­lando al cemento quella polvere sabbiosa poterono installare degli argini in mare e dare alle spiagge aperte forma di golfi, dove poi si potessero introdurre con sicurezza le piti grandi navi da carico. Al di sopra di questa città si apre il Foro di Vulcano, una pianura tutta circondata da monti ardenti, i quali in più luoghi spirano fiamme qua­si come camini, con uno strepito simile al tuono. E anche la pianura è piena di cave di zolfo.

Dopo Dicearchia viene Napoli, che fu prima dei cumei; poi vi si trasferirono anche dei calcidesi e alcuni delle Pitecuse e di Atene; il che la fece chiamare Nuova Città. Qui si vede la tomba di Partenope, una delle Si­rene, e secondo l'ordine di un oracolo ai primi coloni vi si celebrano ancora giochi ginnici. Con l'andar del tempo per le reci­proche discordie gli abitanti accolsero nella città alcuni campani come cittadini; così i napoletani, che erano diventati spontanea­mente estranei gli uni agli altri, furono co­stretti a trattare come fratelli i loro nemici più mortali. Di ciò sono indizio i nomi dei demarchi o tribuni: i primi furono ellenici, poi fra gli ellenici se ne frammischiarono alcuni campani. Rimangono comunque moltissime tracce dei costumi greci, come ginnasi, collegi di efebi, fratrie e altri nomi ellenici, sebbene gli abitanti siano ora ro­mani. Ora poi si usa celebrarvisi ogni cin­que anni un certame di musica e di ginna­stica che dura parecchi giorni, ed è tale da potersi paragonare ai più famosi dell'Elia­de. C'è anche là come a Cuma una strada sotterranea e nascosta che attraversa quel monte posto fra Dicearchia e Napoli: questa via può far passare due carri che vadano in opposta direzione, si stende per molti stadi e la luce v'è introdotta per molte aperture che dalla superficie del monte si addentrano ad una grande profondità. Anche Napoli ha sorgenti di acque calde, con terme e bagni non inferiori a quelli di Baia, ma molto meno frequentati: per­ché a Baia si è formata una nuova città non meno grande di Dicearchia, a forza di costruirvi palazzi gli uni vicini agli al­tri. A Napoli poi tengono viva l'usanza del vivere ellenico coloro che vi si trasferiscono da Roma per riposare: uomini letterati o notevoli per altre doti, che l'età o l'inferma salute costringe a desiderare la quiete, ol­tre che alcuni romani ai quali diletta quel modo di vivere, e che vedendo la moltitudi­ne di coloro che qui ne godono, volentieri ri si trasferiscono e vi stabiliscono la loro dimora. Vicinissimo a Napoli è il castello Eraclio, che ha un promontorio sporgente nel mare, dove il vento di Libia soffia mirabilmente, sicché abitarvi è salubre. Questo sito, con Pompei che viene subito dopo ed è irriga­ta dal fiume Sarno, fu un tempo posseduto dagli osci, poi dai tirreni e dai pelasghi, e poi dai sanniti, i quali ne furono anch'essi cacciati. Pompei è l'arsenale marittimo di Nola, Nuceria e Acerra (tal nome ha anche un luogo vicino a Cremona) [...]. Tutti que­sti luoghi sono sovrastati dal monte Vesu­vio.

(Geografia - Strabone, V, 4-6)

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Collaborazioni

  • Castel Sant'Elmo - Napoli
  • Gallerie degli Uffizi di Firenze
  • Maschio Angioino - Comune di Napoli
  • Museo di Capodimonte - Napoli
  • Museo Filangieri di Napoli
  • Parco Archeologico dei Campi Flegrei
  • Parco Archeologico di Pompei
  • Parco Archeologico di Posillipo