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L'iscrizione puΓ² essere tradotta come: "Quinto Granio Labeone, figlio di Marco, tribuno militare della Terza Legione."
A prima vista potrebbe sembrare una semplice iscrizione funeraria, ma in realtΓ ci apre una piccola finestra sulla societΓ romana della tarda Repubblica e della prima etΓ augustea.
Il nome Granius identifica infatti l'appartenenza alla gens Grania, una famiglia plebea che, pur non raggiungendo la notorietΓ delle grandi casate patrizie come i Cornelii, i Claudii o gli Aemilii, ebbe un ruolo tutt'altro che marginale nella vita politica, amministrativa e militare di Roma. Le fonti ricordano giuristi, storici, magistrati municipali e ufficiali appartenenti a questa famiglia, segno di una progressiva ascesa sociale tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C.
Quinto Granio Labeone rappresenta probabilmente uno di questi esponenti. Il titolo di tribunus militum non era infatti una carica qualsiasi. Nell'etΓ di Augusto il tribunato militare costituiva uno dei primi e piΓΉ prestigiosi incarichi del cursus honorum, normalmente riservato a giovani appartenenti all'ordine equestre o senatorio, destinati a ricoprire importanti funzioni pubbliche. Servire come tribuno significava entrare nell'Γ©lite dirigente dello Stato romano.
Anche la forma dell'iscrizione Γ¨ significativa. Le eleganti lettere capitali e la semplice indicazione della Terza Legione, priva del cognome onorifico che le legioni assumeranno in etΓ imperiale avanzata, suggeriscono una datazione compresa tra la fine del I secolo a.C. e i primi decenni del I secolo d.C., praticamente contemporanea alla costruzione dello stesso Mausoleo di Cecilia Metella.
Esiste però un aspetto ancora più affascinante. L'iscrizione non apparteneva originariamente al monumento di Cecilia Metella. Nei secoli medievali, quando la potente famiglia Caetani trasformò il mausoleo in una fortezza, numerosi blocchi marmorei provenienti dai sepolcri disseminati lungo la Via Appia furono riutilizzati come materiale da costruzione. Questo fenomeno, noto come spolia, ha fatto sì che le mura del castello conservassero una sorta di museo epigrafico a cielo aperto.
Γ quindi molto probabile che il monumento funerario o onorario dedicato a Quinto Granio Labeone sorgesse originariamente poco distante, lungo la stessa Via Appia, dove le famiglie piΓΉ importanti della Roma repubblicana e augustea costruivano i propri sepolcri monumentali. Del monumento non resta piΓΉ nulla; sopravvive soltanto questa breve iscrizione, che continua a ricordare il nome di un ufficiale romano vissuto oltre duemila anni fa.
Sono proprio queste testimonianze apparentemente secondarie a rendere straordinaria la Via Appia Antica. Dietro ogni frammento di marmo si nasconde una storia, un volto, una carriera, una famiglia. Nel caso di Quinto Granio Labeone, quel piccolo frammento ci restituisce la memoria di un membro della gens Grania, confermando come anche famiglie meno celebri rispetto alle grandi dinastie senatorie partecipassero pienamente alla costruzione dell'Γ©lite politica e militare della Roma di Augusto.
La prossima volta che visiterete il Mausoleo di Cecilia Metella, provate ad alzare lo sguardo anche verso le iscrizioni murate nelle pareti del complesso. Non sono semplici pietre reimpiegate: sono pagine di storia che aspettano soltanto di essere lette.


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